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Ciois
I grandi movimenti musicali nascono nelle grandi città: Liverpool, Los Angeles, Londra, Seattle richiamano alla mente attimi intensi della storia del rock, tappe fondamentali che hanno permeato indelebilmente le mura di queste città in modo tanto forte che, a distanza di anni, la musica lì prodotta risente ancora pesantemente di questa influenza, quasi fosse la città stessa a scandire il ritmo e le note. Poco o nulla è nato dai centri più isolati o, se questo è accaduto, il prodotto ha sempre subito linfluenza della vicina città oppure di una città lontana migliaia di chilometri ma comunque un grande centro metropolitano, così da consolidare lidea che la cultura, linnovazione e la conseguente imitazione provengano da lì. Eppure, se non si parte dallidea preconcetta che la cultura nasca dalle metropoli, è possibile scorgere anche nei paesini i germi di un discorso che nasce dalla terra e che in essa, come fosse un albero, affonda le sue radici. La campagna urla storie di fatica e di sudore, di levate allalba e di schiene spezzate; i solchi del campo arato, percossi dalla gigantesca puntina dellaratro, suonano il ritmo dellalternarsi delle stagioni e cambiano le loro melodie come se il vomere le scalzasse insieme alle zolle. Queste note, frutto della terra e fatte per essere raccolte, sono perlopiù snobbate per cedere alle cangianti armonie dettate dalle megalopoli più in voga del momento: i Ciois invece non si sono opposti al loro richiamo e si sono lasciati conquistare da questi richiami ancestrali portandoli, da dieci anni a questa parte, sui palcoscenici più disparati.
I Ciois nascono nellestate del 1989 con il nome "The Choice We Made" dalla mente dei cugini Mendi Massimo (voce) e Mendi Gabriele (chitarra): con laggiunta di Gigi Orzi al basso e Davide Bolzoni alla batteria (quasi subito sostituito da Stefano Gaibazzi prima e Lorenzo Bazzoni poi) diventano il tipico gruppetto rock da oratorio, con la differenza che questi puntano direttamente ad eseguire solo pezzi originali anziché la solite cover. Con il passare degli anni il gruppo cambierà nome (dapprima Choice e poi lattuale Ciois) ed aprirà le porte alla cultura contadina delle colline; il dialetto, inizialmente utilizzato per sbeffeggiare la cultura predominante dei testi in italiano (oppure, ohibò!, in inglese), diventa finalmente un linguaggio a tutti gli effetti, con la sua consapevolezza e quella forza espressiva che lo rende mezzo privilegiato per narrare della vita di campagna. Nel frattempo si aggiungono alla formazione originaria il chitarrista Luca Branchi, il sassofonista Maurice Bagatti e il fisarmonicista Matteo Manici: questi ultimi, con il loro background fatto di bande di paese e di orchestre di liscio (che, non dimentichiamolo, è musica folk padana) daranno la definitiva sterzata alla musica dei Ciois verso un rock-folk che alterna atmosfere intense e meditative a trascinanti ballate fino a spingersi allallegra violenza country-punk-folk. Dal vivo i Ciois, rifiutando i manierismi delle rock band (da quelle famosissime di New York che fanno riempire gli stadi fino a quelle di sconosciuti quattordicenni imberbi che fanno svuotare la sala delloratorio), si propongono per quello che sono, ossia sette amici con tanta voglia di divertire e soprattutto di divertirsi; ecco allora i concerti trasformarsi in torrenziali siparietti cabarettistici, dove il pubblico viene coinvolto suo malgrado in un vortice di musica ed umorismo spicciolo, nato sul momento dallevolversi degli eventi. Nel corso dei loro oltre duecento concerti (svolti in gran parte negli ultimi cinque anni) i Ciois hanno occasionalmente aperto le esibizioni di nuove leve del rock italiano (Mao, Soon, Interno 17), nuovi cantautori (Daniele Silvestri), starlettes sanremesi (Syria) e gruppi storici (Skiantos).
A scanso di equivoci: i Ciois non esistono più, si sono sciolti, non cercateli più se non nei meandri dei vostri ricordi. Belli, speriamo... Il CD "Ciois" non è più disponibile, ma è possibile downloadare tutti i brani ed i testi all'indirizzo http://www.muccapazza.it/mp3.htm
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